La nuova disciplina sulla responsabilità dei professionisti medici torna alla Camera dopo essere stata approvata al Senato

La nuova disciplina sulla responsabilità dei professionisti medici torna alla Camera dopo essere stata approvata al Senato

La nuova legge si basa su due capisaldi : da una parte il potenziamento della sicurezza delle cure ai cittadini, dall’altra il ribilanciamento del rapporto medico-paziente ovvero gestione del rischio e inversione dell'onere della prova.
La gestione del rischio clinico. Il primo dei 18 articoli del testo – ora più vicino all’approvazione dopo un decennio di tentativi – tratta della gestione del rischio clinico da parte degli Enti preposti. e sancisce il principio che la sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute.  Uno sforzo a cui è chiamato a concorrere comunque  tutto il personale, compresi i liberi professionisti che operano in regime di convenzione con il Ssn.
Particolare rilevanza quindi alla formazione e l’aggiornamento del personale esercente le profesisoni sanitarie. Misure che saranno individuate anche con il supporto delle società scientifiche e delle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie .
 
L’altro caposaldo del Ddl 2224 è la revisione della responsabilità professionale: penale e civile. Viene  esclusa la punibilità del professionista – circoscritta per i reati di omicidio colposo e di lesioni personali alle ipotesi di colpa grave – nei casi in cui questi abbia rispettato le raccomandazioni previste dalle linee guida e, in mancanza di esse, le buone pratiche clinico-assistenziali. Ciò comporta l’inversione dell’onere della prova, che non sarà più a carico del sanitario ma del paziente stesso.
In ambito civile si introduce la distinzione tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale. Si conferma come contrattuale la responsabilità della struttura sanitario o sociosanitaria, pubblica o privata, per i danni derivanti dalle condotte dolose o colpose degli esercenti le professioni sanitarie, anche quando scelti dal paziente e non dipendenti della struttura stessa. Resta di natura contrattuale la responsabilità del professionista che abbia agito nell’adempimento di un’obbligazione contrattuale con il paziente.
Diventa invece extracontrattuale – ed è qui la “rivoluzione” introdotta dal testo – la responsabilità civile degli esercenti professioni sanitarie, sempre per danni che derivino da condotte dolose o colpose. Il risarcimento avverrà sulla base della tabella unica che aggioma il codice delle assicurazioni private, prevista nel Ddl Concorrenza, al momento incagliato in parlamento...
L’obbligo di conciliazione e la rivalsa :  Chi intenda esercitare un’azione di rivalsa davanti al giudice civile per risarcimento di danno da responsabilità sanitaria, dovrà prima passare per la conciliazione , che quindi diventa tassativa – per tutte la parti, compagnie assicurative incluse – e durante la quale si svolgerà una consulenza tecnica preventiva. Qualora non si trovi un accordo, ciascuna parte potrà chiedere che la relazione del consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.
L’obbligo di assicurazione. Lo disciplina l’articolo 10. Che conferma intanto, l’obbligo a carico delle strutture sanitarie, pubbliche o private, di polizze per responsabilità civile verso terzi e responsabilità civile verso i prestatori d’opera. L’obbligo riguarda anche le strutture sociosanitarie e le prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramoenia, in regime di convenzione o attraverso la telemedicina. La copertura deve comprendere anche i danni causati dal personale a qualsiasi titolo operante presso la struttura, inclusi quanti svolgano formazione, aggiornamento, sperimentazione e ricerca clinica.
Le strutture devono poi stipulare una polizza per la copertura della responsabilità civile verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie (qui il riferimento è al caso in cui il danneggiato esperisca azione direttamente nei confronti del professionista).
I professionisti che svolgano l’attività al di fuori delle strutture hanno poi l’obbligo di assicurazione per i rischi che derivino dallo svolgimento della medesima attività, anche nel caso in cui il sanitario si sia avvalso dell’ospedale nello svolgere la propria “obbligazione contrattuale” verso il paziente.
Viene introdotto poi l’obbligo per gli esercenti attività sanitaria, operanti a qualsiasi titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, di stipulare «un’adeguata polizza» per la responsabilità per colpa grave, cosi da garantire efficacia alle azioni di rivalsa e di responsabilità amministrativa nonché all’azione di rivalsa della compagnia assicurativa.
I requisiti minimi delle polizze per le strutture e per gli esercenti (con classi di rischio cui corrispondano massimali differenziati) andranno fissati da un decreto del ministro dello Sviluppo, da emanare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge….
Si codifica  la possibilità di azione diretta da parte del danneggiato verso l’impresa assicurativa, entro i limiti delle somme per le quali è stato stipulato il contratto di assicurazione. Il termine di prescrizione dell’azione diretta del danneggiato è pari a quello dell’azione verso la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata o l’esercente la professione sanitaria.
Infine si prevede , demandandolo ad un regolamento ministeriale ,l’istituzione del Fondo di garanzia per danni derivanti da responsabilità sanitaria: l’obiettivo è “coprire” in modo totale o parziale i danni  quando il danno ecceda i massimali previsti dai contratti di assicurazione o quando  la struttura o il professionista siano assicurati presso un’impresa che al momento del sinistro si trovi in stato di insolvenza o di liquidazione coatta o vi venga posta.